mercoledì 17 aprile 2013

Incontro 13 Aprile

Nel primo incontro del nostro percorso sulla CRESCITA ci siamo confrontati un pò su come siamo cambiati nei nostri atteggiamenti/situazioni/modi di fare. In questo incontro abbiamo visto invece l'aspetto della crescita dal punto di vista del nostro corpo. E' ovvio che con gli anni che passano il nostro corpo cambia e il fermarsi un pò a rifletterci vale la pena per capire che noi non siamo semplicemente un cervello che ragiona o uno spirito libero che svolazza ma che siamo persone complete con un cuore, un'intelligenza ed un corpo.

Ci siamo fatti aiutare nell'affrontare il tema da un libriccino di Erri De Luca: I pesci non chiudono gli occhi. In questo libro lo scrittore torna a rivivere e raccontare un estate di quando aveva 10 anni e, con gli occhi a metà di adulto e bambino, riguarda se stesso: un bambino che stava crescendo, scoprendo il mondo con nuovi occhi e facendo nuove esperienze, prima tra tutte quella di scoprire l'interesse per una bambina (e i dispetti che per questa cosa subiva da altri ragazzi), all'interno di un corpo che sembrava non piacergli perchè troppo piccolo e goffo.

Abbiamo letto dei passaggi dal libro e ci siamo rivolti per parlarne insieme un pò di domande. Ecco il materiale dell'incontro:

A) Dieci anni era un traguardo solenne, per la prima volta si scriveva l’età con doppia cifra. L’infanzia smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni. Smette ma non succede niente, si sta dentro lo stesso corpo di marmocchio inceppato delle altre estati, rimescolato dentro e fermo fuori. Tenevo dieci anni. Per dire l’età, il verbo tenere è più preciso. Stavo in un corpo imbozzolato e solo la testa cercava di forzarlo.

1) Mi piaceva avere 10 anni?
2) Come vedevo il mio corpo a 10 anni?

B) Piangevo, cantavo, mosse clandestine. Attraverso i libri di mio padre imparavo a conoscere gli adulti dall’interno. Non erano i giganti che volevano credersi. Erano bambini deformati da un corpo ingombrante. Erano vulnerabili, criminali, patetici e prevedibili. Potevo anticipare le loro mosse, a dieci anni ero un meccanico dell’apparecchio adulto. Lo sapevo smontare e rimontare.  Di più mi dispiaceva la distanza tra le loro frasi e le cose. Dicevano, anche solo a se stessi, parole che non mantenevano. Mantenere: a dieci anni era il mio verbo preferito.

1) Come vedo gli adulti?
2) Cosa mi piace dell'essere adulto? Cosa invece no?
3) Vorrei essere subito adulto? Oppure mi piace godermi la mia infanzia/adolescenza?
  
C) Conoscevo gli adulti, tranne un verbo che loro esageravano a ingrandire: amare. Mi infastidiva l’uso. In prima media lo studio della grammatica latina l’adoperava per esempio di prima coniugazione, con l’infinito in –are. Recitavamo tempi e modi dell’amare latino. Era un dolciume obbligatorio per me indifferente alla pasticceria. Più di tutto mi irritava l’imperativo: ama.  Al culmine del verbo gli adulti si sposavano, oppure si ammazzavano. Era responsabilità del verbo amare il matrimonio dei miei genitori. Insieme a mia sorella eravamo un effetto, una delle bizzarre conseguenze della coniugazione. A causa di quel verbo stavano zitti a tavola, i bocconi facevano rumore.

1)  L'amore riempie tanti discorsi, canzoni, ecc. E' davvero strana o lontana questa "cosa" per un "piccolo"? Penso di essermi mai innamorato per la prima volta?
2) Cosa pensavo dell'amore prima di quell'evento?

D) Sulla spiaggia dovevo stare in guardia. Ero diventato un bersaglio, inventando modi per darmi fastidio. A mare non potevano seguirmi, a terra erano in tre e cercavano pretesto. Stavo leggendo il giornaletto dell’enigmistica, stavo sulla rena, passavano di corsa vicino per schizzarmi la sabbia addosso. Lo facevano a turno. Qualche minuto e ricominciavano. A mare avevo preso un riccio. Lo nascosi a un pelo sotto la sabbia, accanto al giornaletto. Passò il primo e lo mancò di poco, il secondo aveva le ciabatte, il terzo lo schiacciò e saltò in aria a molla. Atterrò con un grido e si rotolò fino al mare.

1) Sono mai stato oggetto di bullismo?
2) Ho pensato mai di vendicarmi? o mi sono mai vendicato? Ho avuto delle rivincite?
3) Il bullo è chi si crede più grande e forte? Chi è il bullo?
  
E) “Non ho paura, “ dissi, e era vero. Non mi spaventava avere dei nemici.
“Non fa differenza se hai paura o no. Devi prevenire le loro mosse.”
“E come? Se neanche so le mie. E poi dico davvero, non mi fa paura farmi male, essere ferito. Non mi importa. Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace. E’ infantile e io non sono più così. Lo so da un anno, io cresco e il corpo no. Rimane indietro. Perciò pure se si rompe, non importa. Anzi, se si rompe, da lì dovrà venire fuori il corpo nuovo.”
Devo buttare via questo corpo da bambino che non si decide a crescere. Altro che coltello, devo andare in cerca di quei tre e farmele dare fino a che non si rompe il guscio. Visto che da dentro non lo posso costringere, va fatto da fuori. Devo andare a cercarli.  Oggi lo so che il corpo si trasforma secondo l’uso assegnato, con lentezza di albero. Diverse forme hanno attraversato il mio fino all’attaccapanni che è adesso. A dieci anni credevo nella verità dei colpi. L’irreparabile mi sembrava utile. […]
Ho abitato il corpo trovandolo già pieno di fantasmi, incubi, tarantelle, orchi e principesse. Li ho riconosciuti incontrandoli nel fitto del tempo assegnato. La ragazzina no, lei è stata primizia pure per il corpo. Vicino  a lei reagiva con slancio nelle vertebre, in su verso una crescita improvvisa. Mi accorgevo del corpo, del suo interno, accanto a lei: del battito del sangue a fior di polso, del rumore dell’aria del naso, del traffico della macchina cuorepolmoni. Accanto al suo corpo esploravo il mio, calato nell’interno, sbatacchiato come il secchio nel pozzo. 

1) Come vedo il mio corpo oggi?
2) Mi piaccio o vorrei cambiarlo?
  
F) Di certo non ne provavo [consenso e gratitudine], però amore sì. Chiamo così degli indizi di una parola che si andava formando: le sue mani che avevano tenuto la mia faccia ferma per il pubblico bacio e la mia ubbidienza, l’effetto di guarigione svelta delle ferite, la scoperta emotiva della bellezza. Capivo all’indietro quello che succedeva dentro i libri, quando uno si accorge della specialità di un’altra persona e concentra su quella l’esclusività della sua attenzione. Capivo l’insistenza di isolarsi, starsene in due a parlare fitto. Non c’entrava per me il desiderio,  quell’amore chiudeva con l’infanzia ma non smuoveva ancora nessun muscolo degli abbracci. Scintilla dentro, mi visita il vuoto e me lo illuminava.

NUOVO PERCORSO... CRESCERE! 6 Aprile

Ebbene... per l'ultima parte dell'anno abbiamo scelto di fare una serie di incontri un pò diversi, su un tema sul quale avrete certamente molto da dire: la crescita.

In questo primo incontro introduttivo abbiamo cercato di vedere insieme COS'E'? CHE COMPORTA? ecc.

Per romper il ghiaccio abbiamo visto insieme questo video che conteneva alcune pensieri e riflessioni sul crescere....

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La tecnica è stata molto semplice: in un foglio diviso in tre colonne abbiamo scritto sulla prima colonna una serie di ambiti/situazioni riferiti a noi, cioè: ruolo in famiglia, carattere, priorità/interessi, modo di pensare, amicizia, scuola. Nelle altre due colonne vuote vi abbiamo chiesto di scrivere ciò che avevate da dire in merito a questi punti riferiti ad oggi, all'età di 14/15 anni e a 5 anni fa.

Il perchè è semplice: volevamo vedere un pò come sono cambiate le cose e come siete cambiati voi e discuterne un pò insieme per confrontarci.

Incontro 23 Marzo-AMEN

E come degna conclusione del nostro percorso sul Credo eccoci arrivati alla fine... alla parola AMEN.
Abbiamo iniziato l'incontro leggendo per intero il Credo scritto su un cartellone impegnandoci a fare una lettura attenta e tentando di tenere a mente quei passaggi che ci hanno colpito negli incontri passati e che abbiamo riscoperto. Piccola particolarità: nel cartellone mancava una parola. Quale? Proprio AMEN...
... e che significa AMEN? Tutti sapevamo che amen vuol dire così sia, che ha il significato di dire sì, ci credo! Sì, per me è vero!

Dopo questa prima parte, partendo dall'indicazione che stavamo per entrare nella settimana più significativa della vita della Chiesa, la settimana Santa, abbiamo preso in mano il Vangelo e letto il brano della Passione di Gesù e ci siamo soffermati su alcune domande:

1) Sento che Gesù è morto anche per me?
2) Sono indifferente all'evento?
3) Come ho vissuto la Quaresima? Ho prestato attenzione, ho pregato? oppure è passata velocemente e non me ne sono nemmeno accorto?
4) Sento di prendere un piccolo impegno in preparazione di questa settimana?


Il nostro AMEN vuol dire anche avvicinarci a festeggiare la Pasqua, la festa più importante per i cristiani con consapevolezza e impegno anche perchè, come poi in conclusione abbiamo visto leggendo l'inizio del capitolo 15 della lettera di San Paolo ai Corinzi, è chiaro che la centralità di tutto il nostro Credo sta nell'evento della Pasqua, che cioè quel Dio che si è fatto uomo si è donato fino alla fine e che è vana la nostra fede se non crediamo e non fosse vero che quel dono dell'amore ha avuto l'ultima parola sull'amarezza, la sofferenza, la debolezza e la morte.

... e Buona Pasqua