Ci siamo fatti aiutare nell'affrontare il tema da un libriccino di Erri De Luca: I pesci non chiudono gli occhi. In questo libro lo scrittore torna a rivivere e raccontare un estate di quando aveva 10 anni e, con gli occhi a metà di adulto e bambino, riguarda se stesso: un bambino che stava crescendo, scoprendo il mondo con nuovi occhi e facendo nuove esperienze, prima tra tutte quella di scoprire l'interesse per una bambina (e i dispetti che per questa cosa subiva da altri ragazzi), all'interno di un corpo che sembrava non piacergli perchè troppo piccolo e goffo.
Abbiamo letto dei passaggi dal libro e ci siamo rivolti per parlarne insieme un pò di domande. Ecco il materiale dell'incontro:
A) Dieci anni era un traguardo solenne, per la prima volta si scriveva l’età con doppia cifra. L’infanzia smette ufficialmente quando si aggiunge il primo zero agli anni. Smette ma non succede niente, si sta dentro lo stesso corpo di marmocchio inceppato delle altre estati, rimescolato dentro e fermo fuori. Tenevo dieci anni. Per dire l’età, il verbo tenere è più preciso. Stavo in un corpo imbozzolato e solo la testa cercava di forzarlo.
1) Mi piaceva avere 10 anni?
2) Come vedevo il mio corpo a 10 anni?
B) Piangevo, cantavo, mosse clandestine. Attraverso i libri di mio padre imparavo a conoscere gli adulti dall’interno. Non erano i giganti che volevano credersi. Erano bambini deformati da un corpo ingombrante. Erano vulnerabili, criminali, patetici e prevedibili. Potevo anticipare le loro mosse, a dieci anni ero un meccanico dell’apparecchio adulto. Lo sapevo smontare e rimontare. Di più mi dispiaceva la distanza tra le loro frasi e le cose. Dicevano, anche solo a se stessi, parole che non mantenevano. Mantenere: a dieci anni era il mio verbo preferito.
1) Come vedo gli adulti?
2) Cosa mi piace dell'essere adulto? Cosa invece no?
3) Vorrei essere subito adulto? Oppure mi piace godermi la mia infanzia/adolescenza?
C) Conoscevo gli adulti, tranne un verbo che loro esageravano a ingrandire: amare. Mi infastidiva l’uso. In prima media lo studio della grammatica latina l’adoperava per esempio di prima coniugazione, con l’infinito in –are. Recitavamo tempi e modi dell’amare latino. Era un dolciume obbligatorio per me indifferente alla pasticceria. Più di tutto mi irritava l’imperativo: ama. Al culmine del verbo gli adulti si sposavano, oppure si ammazzavano. Era responsabilità del verbo amare il matrimonio dei miei genitori. Insieme a mia sorella eravamo un effetto, una delle bizzarre conseguenze della coniugazione. A causa di quel verbo stavano zitti a tavola, i bocconi facevano rumore.
1) L'amore riempie tanti discorsi, canzoni, ecc. E' davvero strana o lontana questa "cosa" per un "piccolo"? Penso di essermi mai innamorato per la prima volta?
2) Cosa pensavo dell'amore prima di quell'evento?
D) Sulla spiaggia dovevo stare in guardia. Ero diventato un bersaglio, inventando modi per darmi fastidio. A mare non potevano seguirmi, a terra erano in tre e cercavano pretesto. Stavo leggendo il giornaletto dell’enigmistica, stavo sulla rena, passavano di corsa vicino per schizzarmi la sabbia addosso. Lo facevano a turno. Qualche minuto e ricominciavano. A mare avevo preso un riccio. Lo nascosi a un pelo sotto la sabbia, accanto al giornaletto. Passò il primo e lo mancò di poco, il secondo aveva le ciabatte, il terzo lo schiacciò e saltò in aria a molla. Atterrò con un grido e si rotolò fino al mare.
1) Sono mai stato oggetto di bullismo?
2) Ho pensato mai di vendicarmi? o mi sono mai vendicato? Ho avuto delle rivincite?
3) Il bullo è chi si crede più grande e forte? Chi è il bullo?
E) “Non ho paura, “ dissi, e era vero. Non mi spaventava avere dei nemici.
“Non fa differenza se hai paura o no. Devi prevenire le loro mosse.”
“E come? Se neanche so le mie. E poi dico davvero, non mi fa paura farmi male, essere ferito. Non mi importa. Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace. E’ infantile e io non sono più così. Lo so da un anno, io cresco e il corpo no. Rimane indietro. Perciò pure se si rompe, non importa. Anzi, se si rompe, da lì dovrà venire fuori il corpo nuovo.”
Devo buttare via questo corpo da bambino che non si decide a crescere. Altro che coltello, devo andare in cerca di quei tre e farmele dare fino a che non si rompe il guscio. Visto che da dentro non lo posso costringere, va fatto da fuori. Devo andare a cercarli. Oggi lo so che il corpo si trasforma secondo l’uso assegnato, con lentezza di albero. Diverse forme hanno attraversato il mio fino all’attaccapanni che è adesso. A dieci anni credevo nella verità dei colpi. L’irreparabile mi sembrava utile. […]
Ho abitato il corpo trovandolo già pieno di fantasmi, incubi, tarantelle, orchi e principesse. Li ho riconosciuti incontrandoli nel fitto del tempo assegnato. La ragazzina no, lei è stata primizia pure per il corpo. Vicino a lei reagiva con slancio nelle vertebre, in su verso una crescita improvvisa. Mi accorgevo del corpo, del suo interno, accanto a lei: del battito del sangue a fior di polso, del rumore dell’aria del naso, del traffico della macchina cuorepolmoni. Accanto al suo corpo esploravo il mio, calato nell’interno, sbatacchiato come il secchio nel pozzo.
1) Come vedo il mio corpo oggi?
2) Mi piaccio o vorrei cambiarlo?
F) Di certo non ne provavo [consenso e gratitudine], però amore sì. Chiamo così degli indizi di una parola che si andava formando: le sue mani che avevano tenuto la mia faccia ferma per il pubblico bacio e la mia ubbidienza, l’effetto di guarigione svelta delle ferite, la scoperta emotiva della bellezza. Capivo all’indietro quello che succedeva dentro i libri, quando uno si accorge della specialità di un’altra persona e concentra su quella l’esclusività della sua attenzione. Capivo l’insistenza di isolarsi, starsene in due a parlare fitto. Non c’entrava per me il desiderio, quell’amore chiudeva con l’infanzia ma non smuoveva ancora nessun muscolo degli abbracci. Scintilla dentro, mi visita il vuoto e me lo illuminava.

Ho scoperto quanto sia utile questo blog YO. Almeno quando torno agli incontri dopo ventordici settimane di assenza capisco cosa stiamo facendo e perchè. Grrrazie.
RispondiEliminaP.S. Questo commento vale una pizza, ok?
Esatto! (esatto non è riferito alla pizza) Meglio tardi che mai! Anche fossero trentundici... Se vuoi puoi ripercorrere gli ultimi anni della tua vita in questo blog ;) P.S. Prego, non c'è di che...
RispondiElimina